Uomo e donna incontinenti

L’incontinenza urinaria femminile, cause, diagnosi e cura

L’incontinenza urinaria è uno dei disturbi più diffusi tra le donne e, nello stesso tempo, una delle più ignorate e nascoste. Si tratta infatti di un malessere che può causare forti sensazione di disagio e di inadeguatezza. Proprio per questo, molte donne tendono a nasconderlo. Eppure, una volta comprese le cause che la hanno generata, l’incontinenza può essere trattata in maniera efficace, con notevoli miglioramenti. Vediamo come.

Cos’è l’incontinenza femminile

Di per sé, l’incontinenza, ovvero la perdita involontaria di urina, è un disturbo che colpisce sia l’universo maschile (incontinenza urinaria maschile) che quello femminile (incontinenza urinaria femminile). Tra le donne, però, è molto più diffuso, soprattutto nelle sue forme lievi, anche in età piuttosto giovane. Secondo le stime, solo in Italia, due milioni e mezzo di donne accusano disturbi legati all’incontinenza e circa il 10% delle ragazze sotto i 30 anni ne sono colpite. Questa maggiore incidenza tra le donne è spiegabile con diverse ragioni:

  • conformazione dell’apparato urinario femminile rispetto a quello maschile: l’uretra è sensibilmente più corta;
  • diminuzione dei livelli ormonali: il fisiologico calo di estrogeni causato dall’avanzare dell’età;
  • gravidanza: il parto può causare un indebolimento del pavimento pelvico e dei muscoli della parete vescicale.

La maggioranza delle donne che soffrono di incontinenza, però, non arriva mai a una vera e propria diagnosi medica, non si rivolge ad uno specialista e non avvia nessuna terapia specifica. Il motivo è semplice: la vergogna. L’incontinenza urinaria, infatti, anche quando lieve, provoca forti disagi psicologici, oltre a quelli fisici, profonde difficoltà nel vivere le occasioni pubbliche della vita quotidiana. Il suo acuirsi può addirittura spingere verso un progressivo isolamento sociale. Intervenire in tempo, invece, permetterebbe di avviare cure efficaci e migliorare la qualità della vita della paziente.

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Le cause dell’incontinenza urinaria femminile

Ovviamente, alla base di una valida terapia c’è la corretta identificazione della tipologia di incontinenza, legata alla sua causa. Ne possono essere identificati quattro tipi, ognuno con le sue cause scatenanti.

Incontinenza da sforzo o da stress

Si verifica a seguito di un aumento della pressione addominale, a volte basta anche un semplice starnuto o un colpo di tosse. E’ una delle casistiche più diffuse e può avere una molteplicità di fattori scatenanti. Le donne in sovrappeso, ad esempio, possono andare incontro a questo tipo di disturbo, così come quelle che hanno avuto parti complicati, con forte impatto sui tessuti muscolari, o quelle in menopausa. Più rare ma comunque presenti, le malformazioni congenite dell’uretra, che possono essere annoverate tra le cause dell’incontinenza da sforzo.

Incontinenza urinaria da iperattività della vescica

Legata ad un’anomala attività spontanea del muscolo che ricopre la parte interna della vescica. E’ legata a patologie molto serie del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson,la spina bifida o la sclerosi multipla. In tutti questi casi, l’incapacità da parte del malato di controllare pienamente i suoi movimenti colpisce anche la zona vescicale.

Incontinenza urinaria da urgenza 

Collegata all’insorgere improvviso di un forte bisogno di urinare. Normalmente si è in grado di controllare tale stimolo, fino al momento in cui si raggiunge un servizio igienico. Nelle persone affette da questo disturbo, invece,questa capacità non c’è o è ridotta. Accade tipicamente alle persone anziane, perché frutto di un indebolimento muscolare. Può anche essere conseguenza di parti naturali piuttosto complessi.

Incontinenza urinaria da rigurgito

Provocata da un’incapacità della vescica di svuotarsi completamente, riempendosi quindi oltre il limite fisiologico e causando una pressione eccessiva sullo sfintere. Anche in questo caso le motivazioni possono essere diverse. Questo disturbo, infatti può essere collegato a diverse patologie dell’apparato urinario: sclerosi a placche, calcoli, stenosi dell’uretra, tumori.

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Come si diagnostica e come si cura l’incontinenza femminile

Come detto, la corretta diagnosi dell’incontinenza femminile è spesso ostacolata dalla reticenza di chi ne soffre nel recarsi da uno specialista. Molte donne, inoltre, la considerano un problema incurabile. In realtà non è affatto così, con una diagnosi corretta e l’adeguata terapia, si può risolvere o almeno migliorare molto. La prima cosa da fare è prenotare una visita presso un ginecologo di fiducia. Altri esami correlati possono essere le analisi delle urine, la urino coltura, l’ecografia dei reni e della vescica ed infine un esame uro dinamico.

Le possibilità di intervento sono diverse e dipendono, ovviamente, dalla tipologia di incontinenza e dallo stato  di salute della paziente.

Gli esercizi di rafforzamento del pavimento pelvico

L’incontinenza è essenzialmente collegata ad una debolezza dei muscoli che interessano l’apparato urinario. Un primo approccio terapeutico, quindi, è quello riabilitativo che passa attraverso l’esecuzione regolare di determinati esercizi per il rafforzamento muscolare localizzato. Tra questi, i più noti, sono senza dubbio gli esercizi di Kegel. Ne abbiamo già parlato diffusamente qui.

La terapia farmacologica

L’approccio farmacologico è un’altra possibilità di trattamento dell’incontinenza, che va però calibrato con scrupolo, prestando attenzione agli effetti collaterali che determinati farmaci possono causare. La scelta della terapia farmacologica migliore dipende dal tipo di incontinenza. Le possibilità principali sono:

  • Farmaci antimuscarinici, anticolinergici e antispastici: servono a rilassare i muscoli e a evitarne la contrazione incontrollata
  • Farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della seratonina: utilizzati nel trattamento dell’incontinenza da sforzo, sia lieve che grave
  • Farmaci ormonali: puntano ad agire sulle cause di incontinenza derivanti dalla menopausa

L’intervento chirurgico e il laser vaginale

E’ un approccio che mira ad intervenire per correggere le i problemi dello sfintere o attraverso chirurgia plastica, o attraverso introduzione di protesi, o infine attraverso iniezioni di collagene. Una valida alternativa a interventi comunque invasivi, invece, è rappresentata dal laser vaginale, di cui abbiamo già parlato qui.

Uomo e donna in intimità

Lo studio della fertilità di coppia

Il tema della fertilità è fondamentale in una coppia. Spesso, però, viene trascurato, perché considerato (erroneamente) scontato. L’infertilità maschile e femminile, invece, è in aumento. Per questo è importante promuovere comportamenti virtuosi, che permettano di proteggere la capacità riproduttiva. Altrettanto importante, inoltre, è rivolgersi ad uno specialista quando si hanno le prime avvisaglie di qualcosa che non va.

La fertilità e come prendersene cura

Il termine fertilità, lo sappiamo tutti, indica la capacità di un uomo e di una donna di avere figli. E’ una caratteristica che molto spesso viene considerata scontata, soprattutto in persone giovani, ma non lo è affatto. La fertilità è una cosa delicata, molto più  di quanto si possa pensare, e rimanere incinta non è poi così semplice e scontato. Ovviamente uno dei fattori determinanti è l’età, soprattutto per le donne: più si invecchia, infatti, più fatica si fa a diventare mamme e papà. Al netto degli effetti di tecniche mediche avanzate, come la procreazione assistita, la donna è fertile solo fino ad una certa età. Discorso che invece non vale per l’uomo, che non è costretto a convivere con questo “stop” biologico. Ci sono molti altri elementi, però, che incidono sulla fertilità e molti sono legati allo stile di vita.

Fertilità e infertilità in Italia

Dati alla mano, l’Istituto Superiore di Sanità ci dice che la fertilità è un problema per il 15% delle coppie. La causa può essere maschile o femminile, in egual misura; nel 20% dei casi sono addirittura entrambe i partner ad avere disturbi. L’infertilità femminile è legata soprattutto a malformazioni delle tube di Falloppio, endometriosi e ovaio policistico. La sterilità maschile, invece, è prevalentemente legata ad anomalie del liquido seminale (come l’assenza di spermatozoi o la loro scarsa motilità) oppure al varicocele, ma in misura minore.

Stile di vita e fertilità

Proprio perchè  essere fertili è tutt’altro che scontato, sarebbe bene diffondere una cultura che tenga in considerazione l’importanza di prendersi cura della propria capacità riproduttiva. Adottare stili di vita sani, ad esempio, è il primo fondamentale passo.

I principali fattori di rischio per la sterilità sono:

  • l’obesità e l’eccessiva magrezza: il proprio indice di massa corporea (BMI) dovrebbe essere compreso tra 20 e 28;
  • una dieta squilibrata, povera di frutta e verdura;
  • il fumo;
  • il consumo eccessivo di alcolici.

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Coppia fertile

I test della fertilità

Quando bisogna cominciare a preoccuparsi della propria fertilità e rivolgersi ad uno specialista? Diciamo che, normalmente, una coppia sotto i 35 anni dovrebbe riuscire a rimanere “in dolce attesa” entro i 12 mesi da quando ha iniziato a fare sesso senza adottare metodi anticoncezionali. Questo a fronte di una buona frequenza di rapporti, cioè almeno uno ogni due-tre giorni. Passati i 12 mesi senza inizio di una gravidanza allora bisogna cominciare a dare ascolto al campanello d’allarme e recarsi da un medico.

I test di primo livello che possono essere fatti per diagnosticare delle ipotesi di infertilità sono diversi, soprattutto dal punto di vista femminile.

L’ecografia transvaginale

E’ un’indagine diagnostica che permette di visualizzare in maniera chiara utero, endometrio, cervice uterina, tube di Falloppio, ovaie e spazio parauterino. In questo modo è possibile verificare la presenza di malformazioni che possono dar luogo ad infertilità.

Il tampone vaginale e il tampone cervicale

Questi due tipi di esami consentono di diagnosticare la presenza di infezioni vaginali, alcune delle quali, come la clamidia, possono esser responsabili di problemi di fertilità. Nei casi più gravi, queste infezioni, se trascurate, possono degenerare e provocare la chiusura delle tube di Falloppio.

Isterosalpingografia

Si tratta di una particolare ecografia con liquido di contrasto che permette di ottenere una sorta di “calco” dell’utero e di osservarne al meglio al morfologia. In particolare, consente un’ottima visualizzazione delle tube di Falloppio, le cui problematiche possono essere spesso causa di infertilità.

Dosaggio dell’FSH

Il controllo del dosaggio dell’ormone FSH si effettua con un semplice prelievo del sangue, tra il 2° e il 5° giorno del ciclo mestruale. Consente di verificare se ci siano alterazioni nella funzione delle ovaie con conseguente blocco dell’ovulazione.

 

 

Donna nuda

Il laser vaginale contro atrofia, incontinenza e rilassamento

La laserterapia vaginale è in grado di trattare in maniera efficacia numerose patologie femminili: atrofia, incontinenza e rilassamento. Una tecnica non invasiva che si basa sugli effetti foto-termici del laser ad erbio, capace di stimolare la produzione di collagene, rimodellando la zona vaginale e restituendole tonicità.

 

Il laser vaginale ad erbio: cos’è e come agisce

Fino a qualche tempo fa, di fronte a problemi come l’atrofia vaginale, l’incontinenza o il rilassamento, una donna aveva davanti una sola possibilità: la vaginoplastica. Un tipo di intervento piuttosto invasivo e doloroso. Oggi, per fortuna, esiste una valida alternativa, molto meno fastidiosa e assolutamente efficace: il laser ginecologico. In particolare, il trattamento Fotona consente di intervenire riducendo al minimo i fastidi e ottenendo risultati evidenti fin dalla prima seduta.

Il funzionamento della laserterapia è piuttosto semplice. La zona vaginale viene colpita con una luce laser capace di stimolare la produzione di collagene nei tessuti, che vengono così rimodellati e riacquistano così elasticità e funzionalità. Nel caso del laser ad erbio, questo ha un effetto foto-termico. Durante il trattamento la donna non sente alcun dolore, perché non vengono provati tagli, abrasioni o sanguinamenti. Si avverte solo una sensazione localizzata di calore, dovuta all’innalzamento della temperatura nella zona. Inoltre, è estremamente sicuro, perché non causa effetti collaterali.

Il trattamento con laser vaginale prevede almeno due sedute, della durata di 15 minuti, effettuate a distanza di 30/40 giorni. Deve essere preceduto da una visita ginecologica, per verificare l’assenza di cause che impediscono di procedere, come infezioni o prolassi utero-vescicali.

Il dottor Pierangelo Cerenzia, medico ginecologo dello studio Remedica, effettua tre diversi trattamenti, utilizzando il laser ad erbio:

  • per l’atrofia vaginale
  • per l’incontinenza minima da sforzo
  • per il rilassamento vaginale

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Il laser contro l’atrofia vaginale

L’atrofia vaginale è una progressiva modificazione del tessuto vaginale, causata dalla diminuzione degli ormoni femminili, gli estrogeni. Quindi è strettamente legata alla menopausa. Le conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita delle donne che ne vengono colpite sono piuttosto fastidiose: secchezza vaginale, irritazione, bruciore, dolore durante il rapporto sessuale. Tutti sintomi che, se trascurati, possono continuare a peggiorare.

La laser terapia può essere la soluzione, perché permette di correggere la diminuzione di volume della mucosa, di rimodellarla e ripristinarne l’idratazione e l’elasticità.

 

Il laser vaginale contro l’incontinenza femminile

Forme lievi o moderate di incontinenza, cioè di perdita involontaria di urina, sono piuttosto frequenti tra le donne. Si tratta di fastidi legati ad un indebolimento del pavimento pelvico che può essere causato da diverse ragioni. Molto utile, in questi casi, può essere sottoporsi ad attività di riabilitazione specifiche.

Anche la laserterapia è un efficace metodo di trattamento. Il rimodellamento e il rafforzamento vaginale, infatti, aumentano il tono muscolare e la forza e garantiscono un miglior supporto alla vescica e all’uretra. E i vantaggi sono tangibili già dopo la prima seduta.

 

Il laser vaginale contro il rilassamento vaginale

Il carattere non invasivo ed immediatamente efficace della laserterapia vaginale la rende un’ottima soluzione anche in caso di sindrome da rilassamento vaginale. Si tratta di un fenomeno che può colpire le donne in seguito al parto o con il passare degli anni. Consiste in una progressiva perdita della forma ottimale della vagina. Questo può causare piccole perdite di urina ma soprattutto può diminuire il piacere sessuale. Entrambe i sintomi riducono sensibilmente la qualità della vita femminile. Il laser, stimolando la produzione di nuovo collagene, aiuta i tessuti a riacquisire tonicità.

I metodi contraccettivi, tutte le informazioni per scegliere consapevolmente

Qual è il contraccettivo migliore? Quello con meno controindicazioni? E il più sicuro? Le domande intorno agli anticoncezionali sono tante, così come molti sono i metodi per proteggersi da gravidanze indesiderate. Maschili e femminili, reversibili o meno, naturali, ormonali o non ormonali. Fino al nexplanon, contraccettivo ormonale sottocutaneo, il cui impianto è praticato presso lo studio Remedica. Ovviamente non sono tutti gli anticoncezionali  sono uguali. Informarsi e conoscere è fondamentale per poter fare scelte consapevoli in coppia. Ecco un breve vademecum.

 

 Che cos’è la contraccezione

Con il termine contraccezione si indicano tutti quei metodi o strumenti utilizzati per evitare che una donna resti incinta. Ne esistono tanti e molto diversi tra di loro. Alcuni incidono sugli ormoni femminili, principali responsabili dell’inizio di una gravidanza, altri si limitano a costituire una barriera che impedisca agli spermatozoi maschili di fecondare l’ovulo femminile. E’ bene precisare che la contraccezione non è associata automaticamente alla protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili. Gli anticoncezionali non hanno questa efficacia, tranne il preservativo maschile che invece ha questa capacità protettiva.

Secondo le statistiche, nel mondo, circa il 60% delle coppie utilizzano un metodo contraccettivo. Nello stesso tempo, però, oltre 200 milioni di donne non hanno accesso a nessuno strumento anticoncezionale, la maggior parte di queste vive in Africa sub-sahariana o in Asia. E’ quindi fondamentale diffondere una corretta informazione in materia per contribuire a creare una solida cultura in tal senso.

 

I metodi contraccettivi: quali sono e come funzionano

Come già detto, di anticoncezionali ne esistono molti. Possono essere classificati secondo parametri diversi. Ad ogni tipologia corrisponde una differente modalità di azione e anche uno specifico livello di efficacia. Inoltre, alcuni metodi contraccettivi, soprattutto quelli che incidono sugli ormoni, richiedono il via libera di un medico per essere utilizzati.

Contraccettivi maschili o femminili

I primi devono essere utilizzati dagli uomini, è il caso ad esempio del preservativo, i secondi, invece, sono appannaggio delle donne, come l’anello, la spirale o la pillola.

Contraccettivi reversibili o non reversibili

A seconda che il loro utilizzo possa essere limitato nel tempo (preservativo, anello, pillola, ecc) o sia invece definitivo, come nel caso della sterilizzazione.

Contraccettivi barriera o ormonali

I contraccettivi a barriera, come il preservativo maschile e femminile, agiscono ostacolando materialmente l’incontro tra spermatozoi e ovulo, i contraccettivi ormonali, come la pillola o l’anello, invece, intervengono invece sugli ormoni femminili.

Contraccettivi naturali

Sono quei metodi che non prevedono l’uso di alcuno strumento o medicinale, ne è un esempio il coito interrotto.

 

L’efficacia  e la sicurezza dei metodi contraccettivi

Quando una coppia sceglie un metodo anticoncezionale, la prima domanda che si pone è quella relativa alla sua sicurezza. Cioè  la percentuale di rischio di una gravidanza a sorpresa. Ovviamente questa efficacia dipende sia dal metodo utilizzato, sia dalla correttezza e dalla scrupolosità nell’uso dello stesso. Se in linea generale, infatti, i metodi ormonali sono i più sicuri, nella pratica si può andare incontro ad una serie di inesattezze che possono vanificarne in tutto o in parte l’effetto. Procediamo, però, con ordine. Vediamo i sistemi contraccettivi principali e il loro grado di sicurezza (secondo l’indice di Pearl, usato a livello internazionale)

I contraccettivi di barriera: preservativo, diaframma, spirale

L’anticoncezionale più conosciuto è senza dubbio il preservativo maschile (o profilattico), anche perché, come detto, è l’unico che protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. Di base, il rischio di gravidanze indesiderate associato a questo metodo è piuttosto basso, meno del 2%. Spesso, però, viene utilizzato in maniera imperfetta e allora il rischio sale fino al 15%. Discorso analogo per il diaframma vaginale, si parte dal 6% e si arriva fino al 16% di rischio. Per il preservativo femminile siamo su percentuali ancora più alte: 5% se usato correttamente, 21% se usato male. Decisamente migliore, invece, l’efficacia della spirale (sempre femminile): si parte da meno dell’1% per salire massimo fino al 6%. Il problema qui è che si tratta di un metodo invasivo che necessita di controlli periodici e può dare avere controindicazioni importanti (anche gravidanze extrauterine).

I contraccettivi chimici o ormonali: pillola, anello, cerotto

Gli anticoncezionali ormonali comportano, senza dubbio un rischio più basso. La pillola, l’anello e il cerotto, che agiscono seguendo lo stesso principio di base, hanno un rischio del solo 0,1% in caso di uso corretto, si sale al 9% per l’uso non corretto. Dati simili anche per la mini pillola, o pillola di solo progestinico, 0,3% di rischio se usata bene, 8% se usata male. I contraccettivi ormonali assunti per iniezione, invece, non sono associati alla possibilità di un utilizzo imperfetto, quindi il loro ischio si attesta sempre e comunque intorno allo 0,3%.

I contraccettivi naturali

Si tratta di metodi che prevedono l’assenza di qualsiasi strumento o sostanza. La finalità anticoncezionale è affidata totalmente a meccanismi naturali. Il più conosciuto è senza dubbio il coito interrotto, che consiste nell’interrompere il rapporto sessuale immediatamente prima dell’eiaculazione maschile. La percentuale di rischio è del 4% in caso di applicazione perfetta, che però è molto difficile, altrimenti si sale fino al 27%. Altro metodo naturale piuttosto conosciuto è quello di Ogino Knaus, basato sul calcolo dei giorni fertili della donna (quelli in cui evitare rapporti sessuali), che andrebbero dal 10° al 18° giorno successivo all’inizio delle mestruazioni. Il suo tasso di rischio, però, è del 9%, anche se usato correttamente e da donne con ciclo molto regolare. C’è poi il metodo incentrato sulla temperatura basale, che aumenta proprio in prossimità dei giorni fertili. La percentuale di rischio gravidanza, in questo caso, oscilla notevolmente dallo 0,7 di un perfetto utilizzo al 25% in caso di uso errato. Situazione analoga per il metodo di Billings, fondato sull’osservazione del muco cervicale, il rischio qui va da un minimo del 3% ad un massimo del 25%.

I contraccettivi chirurgici: sterilizzazione e chiusura delle tube

Parliamo di metodi altamente sicuri ma anche prepotentemente invasivi e per giunta irreversibili. Sono la sterilizzazione maschile, con un rischio associato di appena lo 0,1%, e la sterilizzazione femminile (o chiusura delle tube) con un rischio dello 0,5%.

 

Il Nexplanon, la contraccezione ormonale sottocutanea

Tra i contraccettivi ormonali, spicca il Nexplanon, una tipologia di anticoncezionale a lungo termine. E’ un semplice bastoncino, lungo 4 cm e spesso 2 mm, che si impianta sottopelle, sul braccio e rilascia gradualmente piccole quantità di un ormone progestinico che blocca l’ovulazione. Ha una durata di 3 anni dal momento dell’inserimento. Il Nexplanon ha la stessa efficacia della pillola, quindi vicinissima al rischio 0%. Con il vantaggio che non è possibile utilizzarlo in maniera scorretta, in quanto non bisogna ricordarsi nulla se non la sua scadenza.

Presso lo studio Remedica viene praticato l’impianto del Nexplanon, con una tecnica indolore, in anestesia locale.

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Quale tra i diversi metodi contraccettivi è il migliore?

E’ questa la domanda chiave che tutte le coppie si pongono. E per migliore si intende sia più efficace sia meno invasivo, soprattutto per la salute. Senza contare tutta una serie di variabili legate al piacere sessuale personale. Una risposta univoca, valida indiscriminatamente per tutti non c’è. La soluzione migliore, come sempre, è di affidarsi a i consigli di un medico ginecologo, di uno specialista. Un’indicazione che ha ancora più senso se si sta pensando di iniziare ad utilizzare metodi contraccettivi ormonali.

Donna sdraiata sul letto

Endometriosi: cause, sintomi e cura di una patologia ginecologia spesso ignorata

Secondo le statistiche, 14 milioni di donne in Europa sono affette da endometriosi, una patologia ginecologica particolarmente dolorosa che può mettere a rischio anche la loro fertilità. La malattia spesso presenta sintomi che vengono ignorati, una diagnosi precoce, invece, permetterebbe di intervenire tempestivamente per eliminarla o controllarne il decorso.

Endometrio ed endometriosi: cos’è, le diverse tipologie e le possibili cause

La definizione di endometriosi è legata a quella di endometrio. L’endometrio altro non è che una mucosa che dovrebbe trovarsi solo all’interno dell’utero. In alcune donne, però, accade che l’organismo la localizzi anche altrove, in aree dove la sua presenza risulta “anomala”. E’ in questi casi che si parla di endometriosi. A seconda di dove si forma questa presenza anomala della mucosa, avremo una diversa tipologia di endometriosi. In particolare, possiamo distinguere tra:

Localizzazione endometriosi

Punti di localizzazione dell’endometriosi

Endometriosi interna: detta anche adenomosi, quando l’endometrio viene localizzato nel miometrio, cioè il tessuto muscolare dell’utero;

Endometriosi esterna: in questo caso l’endometrio si trova lontano dall’utero, in zone pelviche o anche in altri distretti o organi (ovaie, tube, intestino, vescica, ecc).

Molto più complessa è la questione delle cause della patologia, perché di ipotesi ne sono state fatte diverse ma nessuna ha trovato un riscontro scientifico certo. Vediamo le principali:

  • Disfunzione del sistema immunitario che non sarebbe in grado di riconoscere e bloccare le formazioni di tessuto endometriosico fuori dalla sua collocazione naturale;
  • Presenza di cellule di natura embrionale nella pelle, soprattutto a livello di addome; queste cellule sarebbero in grado di degenerare in endometrio e quindi dar luogo alla malattia;
  • Trasporto ematico, legato al ciclo mestruale, durante il quale particelle di endometrio si infiltrerebbero nel sangue, diffondendosi poi per via venosa;
  • Trasporto chirurgico, a seguito di interventi che interessano l’utero;
  • Mestruazione retrogada, durante la quale il sangue mestruale, che contiene cellule endometriali, invece di fuoriuscire, rifluisce attraverso le tube e finisce nella cavità pelvica

 

Scoprire l’endometriosi: sintomi e segnali

Nella maggior parte dei casi (60%), l’endometriosi risulta piuttosto dolorosa, soprattutto nella fase del ciclo mestruale. Solo in un caso su quattro, questa malattia non dà segni evidenti della sua presenza e viene scoperta “per caso”.

Per questo, ascoltare con attenzione i segnali che il corpo manda è sempre un valido strumento di prevenzione. Vediamo però, nello specifico, quali sono i sintomi più comuni nelle donne affette da questa patologia:

  • Mestruazioni dolorose (dismenorrea), a cui troppo spesso si dà poco peso, credendole una cosa normale;
  • Mestruazioni abbondanti o perdite di sangue fuori dal periodo mestruale;
  • Dolore pelvico, localizzato nella parte bassa del tronco, sotto l’ombelico, che può verificarsi anche in concomitanza con l’ovulazione o con il ciclo mestruale;
  • Dolore nei rapporti sessuali
  • Disagio rettale, che si esprime dolori e falsa sensazione di dover andare in bagno, ma anche l’alternanza di fasi di stitichezza con fasi di diarrea

 

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Le possibili complicanze: endometriosi e sterilità

Al di là della dolorosità di questa patologia, che può ridurre di molto la qualità della vita di chi ne è affetto, l’endometriosi rappresenta un problema serie per le donne soprattutto perché può causare infertilità.

La connessione tra sterilità e endometriosi è scientificamente assodata, soprattutto per le forme moderate o gravi. Questo non significa che una donna affetta da endometriosi sia certamente sterile, ma le probabilità aumentano. Il motivo è che questa patologia modifica la struttura stessa dell’ovaio, rendendola meno funzionale alla gravidanza.

 

Come si diagnostica l’endometriosi

Una volta avvertiti i propri sintomi è bene prenotare una visita presso il suo ginecologo di fiducia. Le tecniche che possono portare alla diagnosi di endometriosi sono diverse, a seconde della gravità e della collocazione del problema. In alcuni casi possono anche essere utilizzate in sinergia, per raggiungere risultati più affidabili.

Vediamo quali sono questi sistemi diagnostici:

  • Visita ginecologica bimanuale e visita rettale, spesso consente di scoprire la presenza di noduli invisibili all’ecografia;
  • Esami di laboratorio che permettono di identificare i marcatori della patologia presenti nel sangue;
  • Ecografia transvaginale
  • Risonanza magnetica
  • Laparoscopia, un vero e proprio interveto chirurgico, da fare in anestesia generale, spesso associato ad un’attività di rimozione delle formazioni endometriosiche.

 

Cura e terapia per l’endometriosi

Veniamo ora alle cure e possibili terapie per risolvere o contrastare l’endometriosi. Vista la delicatezza dell’area in cui più facilmente questa malattia si sviluppa, ovvero la zona dell’utero, il tema della invasività o meno dei rimedi è fondamentale. In sintesi, è possibile individuare due tipologie di intervento: la terapia ormonale e quella chirurgica.

La terapia chirurgica

Sull’endometriosi è possibile intervenire con una tradizionale chirurgia addominale o con una laparoscopia, puntando a rimuovere tutti i focolai della malattia. Ovviamente l’obiettivo deve essere un intervento il meno possibile invasivo, per preservare soprattutto la fertilità della donna.

La terapia ormonale

Non è una terapia di tipo risolutivo, nel senso che non elimina i focolai di endometriosi esistenti, ma punta a evitarne l’aumento o a diminuire il dolore. Questo tipo di cura può assumere varie forme come la somministrazione di contraccettivi ormonali o di ormoni a rilascio di gonadotropine.

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Harmony test, un esame del sangue come alternativa all’amniocentesi

L’Harmony test è un’alternativa sicura e affidabile per evitare l’amniocentesi e i suoi rischi. Uno screening prenatale completo che per mette di scoprire il sesso del bambino ma soprattutto di valutare l’eventuale rischio di trisomie: sindrome di Down, sindrome di Edwards e sindrome di Patau. Basta un semplice prelievo del sangue. Ma come funziona? Quando va fatto? Quali sono i vantaggi e gli eventuali svantaggi? Lo staff dello studio ginecologico Remedica ha preparato un breve vademecum con tutte le informazioni necessarie, chiare e sintetiche risposte alle domande più frequenti.

Harmony test per sindrome di downCos’è e come funziona l’Harmony Test (o amniocentesi alternativa)?

Come abbiamo già detto, l’Harmony Test è un test che rappresenta una validissima alternativa all’amniocentesi, assolutamente non invasivo. Permette di identificare il sesso del nascituro e di capire se il feto è affetto da una forma di trisomia, come la sindrome di Down, quella di Edwards o quella di Patau. Non valuta, invece, il rischio di mosaicismo, trisomie parziali o traslocazioni. Per effettuarla basta un semplice prelievo del sangue materno.

Lo screening si basa sul principio scientifico per cui, durante la gravidanza, all’interno del sangue materno sono presenti tracce di DNA del bambino. Una volta effettuato il prelievo, quindi, questo DNA viene identificato, distinto da quello della mamma e analizzato. In particolare, vengono isolati e studiati i cromosomi 13, 18 e 21, e X e Y.

Quando può essere fatto l’Harmony Test?

L’Harmony Test può essere effettuato a partire dalla 10° settimana di gravidanza e poi fino alla fine della gestazione.

Chi può fare l’Harmony Test?

Tutte le donne, sia in caso di gravidanza spontanea che da fecondazione assistita. L’unico limite tecnico riguarda la gravidanza gemellare, per la quale l’esame ha un efficacia solo parziale, perché può essere applicato solo ai cromosomi 13, 18 e 21 e non ai cromosomi X e Y.

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Dove fare l’Harmony Test?

Lo studio ginecologico Remedica, a Roma (quartiere Vigna Clara), offre alle proprie pazienti la possibilità di effettuare l’ Harmony Test. Il prelievo del sangue avviene direttamente presso lo studio. L’analisi del campione, invece, è affidato al Gruppo Genoma, una struttura altamente qualificata in materia di analisi del DNA.

Quanto costa l’Harmony Test?

Il costo dell’Harmony Test è piuttosto variabile, a seconda della struttura a cui ci si rivolge. Può andare da un prezzo minimo di 400 euro fino ad un massimo di 1500 euro.

Vantaggi e svantaggi dell’ Harmony test

I vantaggi dell’ Harmony Test possono essere compresi al meglio se lo si paragona all’amniocentesi, alla villocentesi e agli altri esami analoghi, in termini di attendibilità dei risultati e di rischi per la mamma e per il bambino. Nel confronto con l’amniocentesi, il pregio indiscutibile di questo screening è il carattere assolutamente non invasivo. E’ un semplice prelievo di sangue, laddove invece l’amniocentesi (o villo centesi) comporta rischi per il feto e per la mamma, fino addirittura al pericolo di aborto (0,5-1% dei casi). D’altra parte, la precisione dei risultati è quasi la stessa, soprattutto per la trisomia 21 (99%). Leggermente più bassa, invece, l’attendibilità per  le altre due sindromi: 98% per la trisomia 18 e 80% per la trisomia 13. I falsi positivi sono sempre sotto la soglia dello 0,1%.

Anche rispetto agli altri test, i vantaggi sono evidenti. A parità di accuratezza diagnostica, i costi sono inferiori. A parità di costo, la precisione è molo maggiore. Basti pensare che il test di screening del 1° trimestre di gravidanza può avere fino al 5% di falsi positivi e fino al 30% di falsi negativi.

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Riabilitazione del pavimento pelvico

La riabilitazione del pavimento pelvico

Incontinenza, prolasso, diminuzione del piacere sessuale. Sono tutti disturbi che possono essere collegati a problemi del pavimento pelvico. Per la donna, mantenere tonica questa parte del copro, attraverso esercizi specifici, è fondamentale per garantirsi una migliore qualità della vita. E nel caso in cui i problemi sorgano ugualmente, la ginecologia ha ormai a disposizione efficaci tecniche di riabilitazione.

Il pavimento pelvico: cos’è, come funziona e la sua importanza

Il pavimento pelvico è una parte tanto importante quanto nascosta e poco conosciuta del corpo della donna. Il nome indica un’ampia zona, fatta di muscoli e legamenti, che si trova nella parte bassa della cavità addominale e chiude il bacino, con una base a rombo e una forma a imbuto. Si compone di tre elementi principali: il diaframma pelvico, ovvero la zona più interna, il diaframma uro-genitale (zona intermedia) e gli sfinteri (zona interna). Il suo compito è quello di contenere e sostenere gli organi pelvici, ovvero uretra, vescica, vagina e apparato ano-rettale.

Il punto in cui è collocato e le funzioni che svolge dicono molto del perché parlare di pavimento pelvico sia stato, per molto tempo, un tabù. Questo insieme di muscoli, infatti, da una parte ha un ruolo centrale per tutte le attività collegate alla defecazione e alla minzione, dall’altra interviene anche nei rapporti sessuali. Tutti aspetti della corpo umano che sono coperti da un forte senso del pudore. E’ necessario, però, liberarsi di queste remore e trattare il pavimento pelvico con l’attenzione che merita visto che dalla sua salute dipende una gran parte della qualità della vita femminile. Si tratta infatti di una zona sottoposta ad una sollecitazione continua, e se è poco tonico, o addirittura lacerato, può essere causa di incontinenza, diminuire il piacere provato durante l’atto sessuale o portare al prolasso vaginale (soprattutto nelle donne in età avanzata). Problemi che possono insorgere anche a seguito di comportamenti banali della vita quotidiana, come sollevare una busta della spesa troppo pesante o fare un movimento sbagliato durante un allenamento in palestra. Anche essere sovrappeso non aiuta. Il momento del parto, poi, è particolarmente critico. Durante il travaglio, infatti, un’area pelvica poco tonica può subire lacerazioni o costringere l’equipe medica, proprio per scongiurare danni, a procedere con un’episiotomia.

Prenota la tua visita ginecologica specialistica: info@remedica.it – 06/64590231 – 329/7744433

Allenare il pavimento pelvico: gli esercizi di Kegel

Alla luce dell’importanza del pavimento pelvico nel garantire alla donna una qualità della vita migliore, se ne deduce che prendersene cura è una scelta lungimirante ed intelligente. Fondamentale, quindi, è creare una vera e propria cultura in tal senso. Anche perché gli accorgimenti da prendere richiedono davvero uno sforzo minimo, per un risultato invece notevole. E prevenire è sempre meglio che curare. Vediamo come fare.

Il pavimento pelvico è fatto di muscoli che, come tali, possono essere allenati. Sta qui la chiave di tutto. Basterebbe dedicare pochi minuti al giorno alla ginnastica dei muscoli pelvici per mantenere l’area tonica. I più efficaci e mirati sono i cosiddetti “esercizi di Kegel” (dal nome del ginecologo statunitense che li ha ideati), efficaci perché molto semplici ed eseguibili in qualsiasi momento e in qualsiasi posizione (in piedi, seduti, sdraiati), purchè con la vescica svuotata. La tecnica consiste nell’alternare una fase di contrazione dei muscoli del pavimento pelvico, della durata di 5 secondi, con una fase di rilassamento, della durata di 10 secondi. Il tutto va ripetuto per 10 serie consecutive, 2 o 3 volte al giorno.

La riabilitazione del pavimento pelvico

Fin qui si è parlato di prevenzione. Molti passi in avanti, però, si sono fatti anche per la cura dei disturbi del pavimento pelvico, soprattutto incontinenza, lacerazioni e prolasso. I sintomi da tenere sotto controllo per verificare la necessità di un intervento riabilitativo sono tutti quelli connessi con la vescica (necessità di urinare con urgenza o spesso, perdita involontaria di urina, senso di peso vescicale) e con l’espulsione delle feci (perdita involontaria e urgenza) ma anche quelli collegati al rapporto sessuale (diminuzione del piacere, dolore durante il rapporto, ecc).

In tutti questi casi, per le donne è consigliabile recarsi dal ginecologo per una visita di controllo. In questo modo, se si evidenzierà la necessità di procedere ad una riabilitazione del pavimento pelvico, la paziente verrà inserita in un percorso terapeutico personalizzato. Durante la prima seduta verrà fissato un programma riabilitativo costruito attorno alle sue esigenze.

Questo percorso di riabilitazione può avvalersi delle seguenti metodiche:

  • Chinesiterapia pelvi-perineale. Esercizi guidati di contrazione e rilassamento.
  • Elettrostimolazione funzionale. Stimolazione, attraverso un apposito apparecchio, della muscolatura pelvica e delle strutture nervose con incremento della capacità contrattile e della resistenza delle fibre muscolari.
  • Biofeedback. Registrazione dell’attività contrattile che viene trasformata in segnale visivo, permettendo di verificare le contrazioni o il rilassamento e di imparare a compierli in modo corretto.

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